an obsession with bodily incorporating little bits of inert matter...

giovedì 26 novembre 2009

V-2. Anstiegszeit & Abfallzeit


1. Overture (Allegro per Archi)

Cristalli-di-Ghiaccio a disegnare Parabole Luminescenti nel Cielo terso costellano le Guglie della Cattedrale di tenui Colori che la Neve Oltraggiosa vi tolse, e rilucono come Coriandoli Argentati sopra ogni Tetto della città e su ogni Vistoso Copricapo ora presente nella Piazza del Maggio, addobbata come nel Giorno del Natale appena trascorso, riflettendo Segmenti-di-Luce-Concentrata sugli Elmi e sulle Sciabole rivolte al Cielo; e la Folla, involando Copricapi nel freddo Vento Pungente del Mattino, tra coccarde e stendardi, gaiamente si appresta a porgere il benvenuto, come si conviene oramai da anni in questo rispettabile Impero, al nuovo Cancelliere Generale, eletto a dir poco precipitosamente in luogo del Precedente, che per oscure vicissitudini - concernenti Losche Trame di Palazzo, tessute con mirabile Ingegno (nelle quali non vi può certo mancare la presenza di Gozer) - cadde nella Trama ordida ai danni Suoi e della sua non proprio Regale Condotta, principalmente per causa che, tra Smascheramenti messi in scena ad arte e false Rivelazioni e Testimonianze, non s'avvedette del Tarlo che si celava tra i suoi strettissimi Eletti , e quindi, tra la sorpresa e la delusione per avergli confidato privatamente le sue più Segrete e Imperiali Trame durante il più intimo e innominabile degli Atti, con la fredda Lama di un Pugnale a stemperar le Calde Viscere, infine giunse, accasciato ai piedi dell'Arazzo suo preferito, morto, a far da arredo al Nudo Pavimento con la sua grassa mole e il suo Cremisi Sangue.

Accadde non molt'anni avanti la Caduta del Commonwealth, in quel Luogo nel Continuum contraddistinto da una precisa Regola della Probablilità degli Eventi nel Parallelo 20.00.01. Quanto Gozer fece in quel Frangente fu ardito, scientifico oltre la comprensione, e finalmente privo di Morale alcuna.

Stretto nella sua Divisa della Regale Guardia dell'Esercito Imperiale, Elmo di Luce Dorata, coccarde e decorazioni a far mostra del Valore sul Petto, con la mano sull'elsa della Sciabola e l'altra dentro la Fodera della Giacca, a cercar con le dita la fedele Luger P08 a Raggi, Gozer se ne sta immobile sul Podio, innanzi al Ponte di Ormeggio dell'Aeronave, Occhiali scuri e Volto inespressivo, tenuto costantemente sott'occhio dagli Sguardi Sospettosi della Baronessa e del Vicecancelliere, ai quali molte voci già attribuiscono Arditi Sotterfugi oltre che Lascivi Piaceri, seduti poco più avanti, in attesa, come tutta la piazza e i Regali Politicanti, della discesa dell'aeronave del nuovo Cancelliere, un Prodigio di Tecnologia e Stile Imperiale, che già il Sole eclissa con la sua Imponente Mole, in perfetto Allineamento Astrale, oscurando la folla radunata sulla Tribuna e sulla piazza tutta.

Era già da tempo che Gozer sentiva, come si può sentire un temporale appropinquarsi, la presenza di un altro Viaggiatore nella Tredicesima Casa.
Ma fu solo in quell'Intervallo di Tempo, nel quale l'Ombra dell'Aeronave imperiale smorzò per pochi attimi il riflesso del Sole, che Gozer si accorse della presenza di Lei tra le fila del Comitato di Benvenuto delle Nazioni Russe.
Tradita dall'elsa della Sua Spada, recante lo stesso Stemma in rilievo del Pugnale trovato issato nelle molli carni del Cancelliere morto , e dal richiamo della sua mente, confusa in pensieri di Morte e Sesso che Gozer non potè far a meno di indagare, alla fine gli concesse il Suo Primo Sguardo, Gelido e Seducente.
In quel Preciso Momento potè finalmente associare a quella Presenza costante nella sua Mente la forma sinuosa e seducente della Ragazza alta e bionda come il Sole che risponde al nome di Octobriana, famigerata dea rivoluzionaria dell'Est, lì costretta dall'anonimato di una Divisa della delegazione Siberiana che non può che a fatica nascondere la sua prorompente Sensualità.
I suoi Occhi, azzurri e trasparenti come un Lago Ghiacciato, non tradiscono affatto il Fuoco che da sempre arde nel suo Cuore.
Un cuore che sogna di una Rivoluzione - ma non quella che si potrebbe immaginare come una rivolta popolare o una ribellione anarchica, piuttosto qualcosa di molto simile ad una sanguinosa e decisiva Ascensione - da consumarsi nel breve lasso di Tempo dello sfiorire della sua Giovinezza, prima che la Consapevolezza stemperi il calore delle sue Passioni, e di un Futuro Luminoso, visto come un Mattino di Vento, con le farfalle di rimbalzo tra fiori di campo ondeggianti, e tutto un correr giù in una Convulsione d'Intenti metr'ella risale sopra la Valle, controvento, a voler raggiungere la Sagoma Controluce (che ora sembra proprio quella di Gozer), che fluttua come uno Spettro quasi Inavvertito, tra pensieri di Sconfinata Purezza, ben distanti dall'aspetto militare e austero di cui ella ama vestire il proprio Amino in questi Giorni di Tumulto e Incertezza, quando ancora cerca con ardore la fiduciosa Condivisione di un Sogno.
Il Parossismo tra Amore e Morte risulta palpabile nella sua mente, quantunque raramente accessibile a coloro che vi si avvicendavano con mezzi più frivoli.
E' un Giuoco ben sfacciato, con un Grado di Calcolo non più inclemente di quello che la portò ad affondare la propria Lama nelle budella del Cancelliere.
Ma questi Sogni sono già trama del Futuro, dove neanche Gozer riesce ad accedere per carpirne i Colori e le Forme.

Un futuro, il loro, di breve durata, come una Stella Cadente, nel quale si renderanno partecipi di incredibili Eventi, che raggiungeranno la Cuspide una sera di Novembre, nel giardino della Corte, a scavalcare il Vento che ogni Parola rapisce... ascendendo insieme nel Crepuscolo , la Luce Ocra sulle pieghe dei loro Vestimenti, osservando la Nera Sagoma ancora fumante dei resti della Reggia e del Sogno Imperiale che si fa Fuliggine nel Vento, elevandosi attraverso i cumoli e i Bianchi Marmi, con i colori della sera a stemperarsi nei loro Occhi.

Eppure, i quasi due Mesi che separarono le loro Morti, dominati dall'allontanarsi della cometa di Halley, furono Mesi di Silenzi Inviolati.
Quasi che l'Incontro e la Morte di entrambi, segnando i termini del Transito della Cometa, la elessero portatrice di una qualche forma di Forza Celestiale che in quel breve periodo seppe creare una Congiunzione Perfetta di Intenti in grado di far tremare i Pilastri della Certezza.
Mai più tornarono Giorni così Luminosi, e quella stessa Piazza che un tempo segnò l'inizio di questa Storia ora si spoglia silenziosa di qualsiasi Colore, e arrendevolmente si concede al Manto Gelido della Neve, consapevole di essere oramai l'utimo testimone del periodo d'Oro degli Spiriti-Ribelli, dove le Gesta valsero più dei Significati e della Morale, anche se il Loro ricordo giace ora dimenticato in un cantuccio sperduto nella Memoria della gente che distrattamente ogni giorno ancora l'attraversa...


venerdì 6 novembre 2009

V-3. Die Frau im Mond



Per qualche motivo in quei giorni gli rimane difficile ricordare tutto.
L'esatta sequenza, il punto preciso dove le cose sono andate in mille pezzi.
Così se ne sta seduto su un vecchio tronco fradicio lungo la spiaggia, appena sul limite asciutto ancora non bagnato dalla marea.
Non è avvilito nè preoccupato, ne tantomeno tranquillo.

Aspetta.
Passivo.
Come un interruttore in attesa di essere acceso.
Guarda al di la della spiaggia, oltre la radura, la foresta verde che si apre come un muro compatto verso sud.

Osserva i razzi, lanciati con destinazioni ignote a infrangersi al di la dell'orizzonte marino.
Alcuni compiono parabole perfette perdendosi come punti luminosi nell'azzurro del cielo.
Altri salgono sbilenchi, la traiettoria incerta, la combustione a singhiozzi, l'ossidante in eccesso, o iniettato troppo in anticipo, mulinano come uccelli colpiti da un colpo di fucile ed esplodono proprio sopra la sua testa lasciando nel cielo lunghe e ovattate scie di condensazione.

A parte questo, Nulla lo sfiora più di tanto.
Il suo segreto risiede tutto nella concentrazione, nel tagliare fuori dalla mente tutto: la Luna, il vento tra gli alberi, il rumore delle onde.
Tutto tranne i razzi.
Si concentra su un ricordo preciso, un'immagine, ripetuta come un mantra, lasciando che l'eccitazione aumenti, scandita dall'ascesa di ogni razzo, fino a che l'incantesimo non ha effetto...

Non si accorge nemmeno di Lei che arriva scendendo lungo la spiaggia camminando
goffamente a causa dei suoi tacchi che sprofondano nella sabbia e che si siede sul tronco proprio accanto alla sua mano.

E' troppo concentrato sulle ultime rivelazioni, dove la Verità ha preso il posto della Menzogna, dove le persone si sono finalmente rivelate per quello che sono realmente.
Certo, in tutto questo, finisce per fare la figura dell'Asino e per giunta proprio li, al cospetto della Suprema Giuria Dei Razzi, ma in fondo...

Lei si toglie le scarpe e infila le dita dei piedi sotto la sabbia ancora tiepida.
- Sai essere crudele?
- Non lo so, posso provarci.
- Dai... mi aiuterebbe molto.
Laggiù dietro la duna c'è una piccola cappella abbandonata che odora di piscio e vino rovesciato,
ci sono ancora alcune panche e l'altare di pietra.
Ti aspetto li.
Tu cerca qualcosa con cui legarmi e frustarmi.
- ... e gozer?
- gozer... non è qui. No?

giovedì 29 ottobre 2009

V-2 Brennschluss


I frammenti di Gozer li trovarono una mattina di maggio sparsi per tutta l'Europa.

Amburgo, Parigi, Dresda, Londra, Oslo, Bologna...

L'esplosione avvenne alle ore 21.15, a 4000 metri da terra.
Il Suono arrivò molto dopo.
Come un temporale lontano.
Decise così di dar corpo alla sua promessa di Fuga,
attraverso il grido di rabbia di un razzo,
lanciato oltre la velocità del suono
a infrangere il muro della Gravità.
A Infrangere i Cancelli del suo Regno.
Incontro al suo Angelo.
Non è questione di volare,
ma di liberarsi per un momento dal proprio corpo
e sentire i cristalli di luce staccarsi
e perdersi nell'atmosfera insieme alle lacrime.

L'Ascesa fu perfetta, una parabola crescente,
fino al punto di inerzia, unico per ogni razzo,
quando l'ossidante entra nella camera di cumbustione
e la reazione cessa,
il Razzo è autonomo,
la Gravità è violata,
la cuspide raggiunta.
E' il punto di massima salita,
dove il razzo si unisce ai suoi simili
nella tredicesima costellazione dello Zodiaco,
dopodichè l'incantesimo è infranto
e la parabola discende simmetricamente verso lo Zero Assoluto.

Ma non ci fu mai discesa.
La Scia Di Condensazione Si Perse Nel Cielo Come La Coda Di Una Cometa D'acciaio.

L'asse longitudinale del Razzo seguendo in ogni punto la tangente alla sua traiettoria,
si scompone in infiniti istanti, immagini statiche allineate nello spazio.
Infiniti razzi contigui in una sommatoria delle velocità che tende inesorabilmente allo Zero.
Il razzo non cadrà mai.
Non è mai partito.
Il countdown si è perso nei decimali periodici intorno allo Zero, Malkut.

La verità è che Gozer è sempre stato li (adesso ne è cosciente)
immobile nello spazio infinitesimale
come un'architettura senza tempo
davanti al Santuario della Gravità.


Interludio Wundtloniano (Verwandlungsinhalt 0.01)


Le lampade al vapore di mercurio gocciolano sulle pareti umide emanando una debole luce fredda di intensità variabile. Dato che il coefficente della variazione di intensità cambia da lampada a lampada in una perfetta sinfonia di indeterminazione, si diffonde nella stanza uno strano effetto psichedelico, che crea in Pier uno stato d'ansia febbrile.

Non c'è via di fuga verso l'Esterno...pensa.

- Su, amico, vedi di non perdere la calma. Se vuoi farlo dopo ok, ma non qui.
- Abbiamo bisogno di concentrazione.
- A.N.D.Y. sta per farcela...

Quella voce fa eco nella sua testa come in una grotta, le luci cominciano a girare vorticosamente.
La Situazione, ai suoi occhi, comincia ad appare sempre più estranea e grottesca.
Quattro persone in camice da dottore disposte
come i punti cardinali intorno ad un tavolo di plastica nero dove un automa della serie 000, A.N.D.Y., goffamente antropomorfo, sta concludendo l'ultima serie di letture de I:ching, sistemando minuziosamente i legnetti sparsi sul tavolo in un ordine apparentemente privo di logica, analizzando, archiviando e divinando i dati secondo un algoritmo ideato proprio da Pier (in realtà non è stato un gran lavoro, si è trattato semplicemente di adattare alcune procedure di un algoritmo che faceva parte della sua tesi all'università, risalente per tanto a svariati anni prima...).

Ma non è questo che altera il suo stato emotivo, provocandogli un fastidioso sudore freddo dietro la nuca. In fondo facessero quello che vogliono del suo algoritmo, che tra l'altro gli è stato già pagato.
E' la completa assenza di qualsiasi remota parvenza di realtà in quella stanza che lo fa trasalire. Non riesce a farsi un'idea di come ogni singola cosa presente intorno a lui non sia assolutamente riconducibile ad una qualsiasi situazione di quotidianità...
I dottori, ad esempio. Goffi e curvi come gufi nei loro camicioni bianchi isolanti, nascosti nelle loro mascherine e occhiali termici, all'aspetto risultano molto meno umani dell'automa su cui si stanno accanendo come fossero dei Chirurghi dell'Anima in procinto di terminare la loro operazione più strabiliante, un trapianto di Karma nelle intricate viscere unte di A.N.D.Y.

Ma la densità della realtà ha una propria qualità del tutto irreversibile, almeno in quella stanza, nonostante Pier cerchi continuamente di tornare con la mente ad immagini più confortevoli.
E il tempo si avvolge in una sola direzione per lui...

Un'unica Grande Stringa, come un Serpente avvolto a spirale nei fondi di un caffè, in un ritmo calcolato da precise derivate matematiche, senza prestare attenzione alle variabili influenzate dalle dinamiche dei corpi, dal rapporto tra temperatura e movimento, in un costante ciclo sterile tra Interno e Esterno, parte di entrambe, e di nessuna.

Presto, in una notte buia come questa, seguendo le linee epidermiche del tempo, si sarebbe ritrovato solo, al centro di un buco nero in costante caduta verso lo Zero Assoluto, e da li ancora indietro, a ritroso... sempre più veloce, trasformandosi dal colore nero al rosso, poi al viola, e infine al bianco, come una cometa verso il centro del nulla....

***

- Ehm, Pier, cazzo...
- Cosa?
- Esattamente... che tipo di algoritmo abbiamo inserito nella testa di questo stronzo di latta?
...sarà dura spiegare nel rapporto di stasera che c'è un messaggio subliminale contenuto in questo enorme cazzo fatto di legnetti...

- Ok... spegnete tutto adesso.
Andiamo a pranzo...

lunedì 26 ottobre 2009

V-4

Gozergänger

Tutto nasce dal bisogno.
Anche l'amore è un bisogno, sublimato. Un Sogno Visto Dall'Esterno.
I Cordoni Ombelicali sono stati recisi, ora resta a noi tenerci aggrappati per mano.
Perchè l'universo tende ad allontanare i corpi celesti, dispersione termica la chiamano.
I monaci mistici lo sapevano bene, nelle loro torri, ai confini della terra di Mani.
Il Corpo Che Tende Alla Fuga, lascia dietro di se la linea del tempo vissuto, come la bava di una lumaca sulla foglia che la ospita, umori di momenti vissuti. Ad Oriente, dove gruppi di preteriti ingannano il Tempo rimanendo immobili gli uni davanti agli altri, finchè la sabbia non li rende invisibili... ora provate a ricordare cosa cercavate... in quel momento di unione.
Prima avevo più certezze, perchè sapevo di meno...
Adesso conosco solo il suo Nome.


Doppelgozer

Le deboli luci della stanza rendono ancora più cupi gli ammassi di muffe e vecchie macchie d'acqua sui muri e gli specchi rimandano solo sbiadite e smerigliate copie del suo viso fatte di nubi, pelle e vapore dalla trama vagamente granulosa e crepuscolare...
Questo è il Vespro dell'Amore, l'Ora Canonica Della Simbiosi, dove gli adepti, nei lunghi pesanti cappotti neri, si stringono d'Assedio l'un l'altro.
E' la stagione del Rinnovamento, quando l'Avvento soffia ogni giorno e il cielo sopra di noi è sempre gravido di Angeli con le loro trombe d'Oro.
In tutto questo incede gozer, Sopraffatto Verso Il Margine,
estremo tentativo di rinuncia, di libertà.
Ma si, che non si ripeta più.
Figuriamoci se si oppone, lui, che in fondo non ha chiesto nulla, se non a se stesso.
Ma si, Lasciate Che La Pioggia Vi Bagni Appena i Capelli,
tanto per dire che in fondo entrambi avete contemplato lo stesso sogno.
Che non sia il bisogno, però.
Quello lasciatelo nelle interiora ancora calde,
Prediletto Pasto Dei Cani Randagi.

venerdì 16 ottobre 2009

V-5 (la variabile Rhine-Zener)

Certe volte gli capita in sogno di svegliarsi in un letto familiare e di non trovarla al suo fianco. un posto vuoto. freddo.
Altre volte sogna di andare in macchina per le strade deserte di un piccolo paese del sud, e di non trovare anima viva, solo un cane che gira per le strade con una bambola di pezza rovinata in bocca.
E il sole che taglia le nubi e illumina il mare... e lungo la strada che costeggia la spiaggia...
Una volta, svegliandosi in preda al panico, lo specchio sopra il mobile è finito in mille pezzi. Lui li ha raccolti uno per uno, ma è probabile che ci siano ancora altri pezzi sparsi sul pavimento...invisibili...

Ora, non credo che siano questi sogni ad averLi incuriositi. Deve essere qualcos'altro. Qualcosa che gli tengono nascosto.
Il tavolo di plastica è insolitamente nero e opaco, questo forse per impedire qualsiasi tipo di riflesso possa distrarre la concentrazione dell'esaminato. (della cavia, si. si sente proprio come una scimmia da laboratorio, di quelle con il circuito di controllo impiantato nel cranio - l'ha visto una volta in un documentario - comandato da un interruttore bipolare. solo due posizioni. acceso. spento. Solo una scelta... Sempre la stessa.)
Dietro lo spesso vetro scuro si scorgono le sagome dei tecnici che registrano ogni singola variazione nelle sue ghiandole e nei suoi battiti. Piccole formiche operaie al servizio della loro regina. Che non si fa vedere.
E' dietro quella porta, e Lei è con lui. Lo sente...

acceso.
spento.

- Chi è che sta giocando con le luci della sala? Per favore, cerchiamo di essere professionali.
- ...ok. se siete pronti iniziamo con la terza sessione.
- quando vuole...da adesso.


la tazza di caffè, sul bordo del tavolo. dietro la porta. vicino al portatile...e il fumo che sale e si perde tra le pale del ventilatore sul soffitto.
senza dare nell'occhio, sta cercando qualsiasi elemento lo faccia distrarre da quelle carte. Vuole essere il test negativo, quello che li costringerà a tentare ancora... ma con qualcun'altro.

Eppure quel mare, le linee ondulate delle onde sul mare, lo riempivano di angoscia, al risveglio... nonostante...

- mmh. adesso vedo...
- un pò di linee ondulate...

- il termine esatto è doppia onda. usi questo.

- ok. allora doppia onda.

- bene.

non riesce a vedere il colore della tazza, ma vede il fumo che si alza.
E sente lei che lo odora, e l'odore che le ricorda quelle mattine, tiepidi, e i colibri...
C'erano due colibrì che venivano sempre a trovarli, sul davanzale della finestra della cucina, ogni mattina.
Attratti dagli odori, forse dal movimento. Forse dai suoi occhi. Che rimanevano incantati nell'intevallo di tempo infinitesimale che corre tra un loro battito di ali e l'altro.
La cosa che la colpiva è che sembrava (giuro sembrava davvero) che i due colibri sbattessero le ali in modo sincronizzato tra loro, stessa frequenza stessa ampiezza. Due suoni uguali, intonati sulla stesso colore.
Come fossero un solo essere. Simbiosi...

- avanti con la prossima.

- Cos'è... un quadrato?

- I risultati per adesso non devono interessarla. ci dica semplicemente cosa "vede".

vede...dietro la porta a vetri, vede una ragazza in gonna e tacchi a spillo seduta alla sua scrivania che accavalla le gambe nervosamente. questo la rende molto sexy. sta parlando al telefono con qualcuno.
concentrati sulla tazza. spostala...

La ragazza porta un orecchino a stella. Una stella, semplice, come un tatuaggio.


- Stella, adesso è una stella.
- Si chiama così?

- Non faccia lo spiritoso, può alterare il risultato del test.

- Ma anche non essere spiritosi può considerarsi un'alterazione no?
- Cioè, quand'è che uno si trova in equilibrio sullo Zero Assoluto?

- Suvvia, Si concentri...

Gli orecchini della ragazza sono 2, due stelle.

- ok... Di nuovo una stella...
- Chi è che ha mischiato il mazzo?

- Il mazzo viene mischiato da una macchina automatica.
- Non c'è l'interazione di nessun essere umano. se questo può tranquillizzarla...


Balle, le hanno fatte mischiare a Lei. per questo non riesce a sbagliare neanche una volta... lo stanno incastrando...

le gambe della ragazza continuano a muoversi nervosamente, il piede giocherella con la scarpa, e lui sta avendo un'erezione enorme.
questo si che pregiudicherebbe il test. immagina di infilarsi sotto quella scrivania, tra quelle gambe lunghe e vellutate...come un serpente intorno a un ramo.


acceso.
spento.


ancora più vicino al bordo, sposta la tazza sull'orlo, forza.

- Di nuovo la doppia onda

Avverte la loro eccitazione che sale ad ogni sua risposta esatta.
La paura lo assale. Non c'è scampo. non sbaglierà mai.
Non riuscirà mai a spezzare la perfetta sincronia di quel battito d'ali.
Una volta in volo, interrompere il battito significa morire. Non ci sono altre possibilità

Acceso.

Ecco...Finalmente. La tazza di caffè finisce sul pavimento, trasformandosi in tanti pezzi bianchi e liquido nero. Una sequenza non invertibile di attimi.
Lei, sussulta, per un momento. Fissa quei frammenti, come se intravedesse un disegno, un ordine preciso.

Spento.

- E' un cerchio.
- Come scusi?
- Ho detto, questa è un Cerchio.

La ragazza ha smesso di parlare al telefono. ora si alza raccoglie la sua borsa e si dirige verso l'uscita posteriore...

- Come si sente? Abbiamo finito.
- Abbiamo fatto 3 serie complete.
- Lei ha sbagliato solo l'ultima. Sa cosa significa?

- No, cosa?
- Che il test è compromesso, ovviamente. Anche una sola carta sbagliata rende inaffidabile il sistema.
- Ma è in contrasto con le nostre simulazioni. Era altamente improbabile che lei sbagliasse l'ultima carta.
- Cosa le è successo?

***

Il sogno continuava... lungo quella strada che costeggia il mare... una figura in controluce sulla spiaggia, brevi attimi e poi il cielo annuirà alla loro scelta e lei andrà, e i neri occhi grandi si accecheranno in un blu maculato di nuvole, luce tagliente che da energia all'interruttore che porta dentro e che...

***

- Stella.
- Come?
- L'ultima carta... era una stella.
- Lo so.
La tazza non è stato un grande espediente, dopotutto...

venerdì 18 settembre 2009

Verwandlungsinhalt (V.1)

L'estate 009 fu la più calda del secolo.
Anche se tutti i scienziati(tutti tranne uno) del ECMWF - European Centre for Medium-range Weather Forecasts-erano pronti a giurare che ogni estate futura sarebbe stata la più calda del secolo, fino a quando la Grande Tempesta non si sarebbe abbattuta sul continente, come un nuovo diluvio, ripulendolo da secoli di marciume.

Ma quella fu anche l'estate in cui gozer si innamorò del manifesto pubblicitario di un profumo francese. La modella, una certa V., (Veronica? Valentina? Velia?) appariva in questo manifesto nuda di schiena, la lunga chioma nera, mossa da un fantomatico quanto finto vento, con il viso girato verso l'ignaro passante, gli occhioni scuri socchiusi in uno sguardo amiccante, provocatorio e bambinesco, morbido e conturbante. E poi quel neo, oh si, quel neo dava veramente il colpo di grazia alle sue coronarie...

Ogni volta che capitava di passare davanti a quel manifesto, gozer si sentiva in imbarazzo, si aggiustava il colletto della camicia (che non portava), si sistemava la frangetta (che non aveva) e si dava un tono da uomo vissuto (che non era), tra le risate e gli insulti dei suoi due amici, Pier e Roger. Insulti che tanto lui non capiva, essendo Roger inglese di Northamphton e Pier francese di Marsiglia, per cui prendeva la cosa a ridere e continuava a recitare la sua parte, imbarazzato e innamorato.
In realtà, tra una presa in giro e l'altra, i suoi due amici erano ben disposti ad aiutare gozer a conoscere la modella in questione, e perchè no, ad organizzare per lui anche un appuntamento romantico...

Il perchè gozer si accompagnasse con due tipi stranieri così bizzarri è presto detto. Come tutti sanno, le lingue sono importanti al giorno d'oggi, per cui conoscere l'inglese o qualche altra lingua straniera non solo può aiutare a rimorchiare le giovani turiste nei pomeriggi afosi d'estate, quando le scollature delle magliette e l'orlo delle minigonne si avvicinano entrambe pericolosamente al ventre imperlato di sudore della giovane turista, ma può risultare fondamentale nella disperata ricerca di un posto di lavoro (e perchè mai dovrei trovare lavoro? d'estate poi, meglio girare per il centro a rimorchiare belle Fräulein o Senioritas...). Per questo motivo gozer aveva preso a frequentare un locale del centro, il Bulldog Inn, dove di solito si riversavano tutti gli stranieri della città, tra studenti, turisti e nullafacenti, seguendo la brillante intuizione che a forza di frequentare solo stranieri tutte le sere, alla fine sarebbe diventato padrone delle lingue, almeno di qualche lingua, chissà poi di quale, ma era indifferente.

A lungo andare, con il passare delle serate, delle birre, dei Jack Daniels, dei White Russian e dei tramezzini alla salsa caesar, gozer si accorse che non aveva imparato assolutamente nulla, che non solo non conosceva ancora le lingue straniere, ma che adesso le confondeva l'una con l'altra, francese con tedesco, inglese con greco, in un improbabile caledoscopio verboso da cui non vi era più possibilità di fuga.
Ma a forza di non capire nulla qualcosa di fondamentale lo capì veramente.
Si accorse che poteva tranquillamente vivere senza capire assolutamente nulla di quello che diceva la gente. Scoprì, se può considerarsi una scoperta, che in fondo la maggior parte delle cose dette non contenevano nessun informazione fondamentale, che la capacità di comprendere il prossimo, di vivere in società, di relazionarsi e innamorarsi risiede altrove.
Che l'empatia non ha una voce, ma forse ha un Volto.

E tra tutti i nullafacenti abituè del locale i volti di Pier e Roger effettivamente erano i più eloquenti. Prese a ridere alle loro battute, a piangere sulle loro pene d'amore, e a seguirli nei loro viaggi alcolici. In breve tempo avevano legato e presero a frequentarsi anche fuori dal locale.

In realtà, nella loro nullafacenza, qualcosa la combinavano eccome.
Entrambi lavoravano saltuariamente per la AutoMath srl, una ditta franco-tedesca che si occupava di sviluppare modelli di automi per gli usi più disparati, dalle gallerie del vento, a i test automobilistici, a quelli con intelligenza artificiale da usare come piloti automatici, risolutori di crisi internazionali, amanti comprensivi.
Roger era commesso e fattorino (nonchè a volte uscire) a tempo perso, e Pier effettuava saltuarie consulenze in nero nel reparto Analisi Statistiche dei Dati, dove venivano utilizzati alcuni suoi algoritmi per analizzare le scelte degli automi di fronte a imprevisti o situazioni anomale.

Ora si da il caso che il reparto ASD non si trova nel gruppo di edifici principali della Automath, ma risiede sottoterra in prossimità di un prefabbricato distante due isolati e accessbile solo tramite la rete di corridoi sotterranei. L'accesso ad alcune stanze e magazzini gli era precluso, ma in fondo a lui non importava granchè, fino al giorno in cui passando davanti ad una di queste porte socchiuse non ebbe l'idea di sbirciare dentro, e...oh cavolo...cos'è questa scena che sta vedendo?? cosa stanno facendo quelle sagome avvolte nella penombra?...eppure... sembra...

...A questo punto entrano in scena 12 ragazze del corpo di ballo di Can Can seguite da un'orchestra di ottoni che suona un allegro motivetto di Cole Porter in 3/4 proprio mentre gozer sta per carpire il nome della bella cassiera sudamericana del Bulldog, dopo ore di gesti e labbiali. La vista di quelle ventiquattro gambe, lunghe, guarnite di velato Nylon 15 den, fa trasalire il nostro che, dimenticata d'improvviso la cassiera e messo da parte il suo destino, si mette a cantare e a ballare ammiccando a tutte le ragazze, che divertite gli insegnano al volo il ritornello della canzone, così che possa unirsi al coro per le strade del quartiere...

Ev'rybody
Chic or shoddy,
Ev'rybody loves to dance
Since that big dance,
Infra-dig dance
Called the "can-can" captivated France.
Why does it kill ev'ry care?
Why is it done ev'rywhere?

ritornello (qui entra gozer, abbracciato a due ballerine bionde alte almeno una spanna più di lui...)

There is no trick to a can-can,
It is so simple to do,

When you once kick to a can-can,
'Twill be so easy for you.

If a lady in Iran can,

If a shady African can,

If a Jap with a slap of her fan can,
Baby, you can can-can too.

If an English Dapper Dan can,

If an Irish Callahan can,

If an Afghan in Afghanistan can

(Or: If in Cannes ev'ry tan courtesan can)
Baby, you can can-can too...


venerdì 29 maggio 2009

La V.alletta

Le prime luci dell'alba rischiarono le strade e le facciate dei palazzi.
Il vento leggero porta nelle strade l'odore del pesce pescato la notte.
E le voci, confuse tra il canto dei gabbiani.
Alla taverna vicino al porto, due persone discutono sedute ad un tavolo sorseggiando birra, mentre il proprietario ancora sistema le sedie per i clienti della giornata.


- Posso sapere perché siamo qui seduti alle cinque del mattino?
Ho bisogno di dare un senso a questo schifo di mattina.
Questo posto puzza come una latrina, la birra è calda e il mio V-amp ottico mi sta facendo scoppiare la testa...
- Rilassati. Aspettiamo il guercio.
- Chi?
- Il Guercio....Gozer
- Ah...
Lui lo sa che lo chiami il Guercio?
- Certo
- E come mai ancora non ti ha staccato quella testa deforme dal collo?
- Tutti sull'isola lo chiamano così.
- Un tipo alla mano, questo guercio.
- Non direi proprio... è che poche persone possono chiamarlo per nome.
- Ah si?
- Si. È una forma di rispetto, qui nessuno chiama per nome qualcuno se non lo conosce personalmente. I nomi hanno ancora un significato, qui.
- Quindi a te ti chiamano il ciccione?


Un terzo uomo si siede al loro tavolo. Indossa una sahariana e un largo Panama bianco consumato sul bordo. Si accende una Wiston con un consumato zippo nero e aspira profondamente prima di parlare:


- Finitela voi due.
- Perché ancora non è arrivato, Dus? Le attese mi snervano...
- La nave dovrebbe arrivare a momenti.
- La nave? Vuoi dire che sta tornando in nave?
- Non arriva mai in aereo sull'isola, deve sempre passare per il porto.
- Così la città lo vede arrivare...
- Mi sono sempre chiesto perché uno dovrebbe decidere di vivere così...
- Le vite sono tutte uguali alla fine, opportunità, avventure, tramonti e morte nella polvere.
- Sei un inguaribile ottimista Dus.
Mi chiedo come hai fatto a sopravvivere fino ad oggi negli affari esteri.

Dus si slaccia il polsino sinistro e arrotolando la manica della camicia sudata, scopre un piccolo display digitale saldato nell'avambraccio coperto di cicatrici, costellato di valori e grafici e di fili che partendo dalle estremità si insinuano come vene e arterie sottopelle fino a sparire in profondità..

- Un piccolo regalo del dipartimento in seguito all'incidente di Praga.
- E' per questo che non ti si drizza più, eh Dus?
- Non ti prendo a pugni solo perché sei giovane, hai ancora tutto il tempo per provare l'esperienza di saltare in aria in qualche piazza affollata, mentre le tue budella di adagiano sul selciato e tu cerchi di capire dove possono essere volate via le tue gambe...
- Che schifo Dus, finiscila.
- Volevo solo rassicurarlo. Lavorare per il dipartimento non è tutto figa e caviale, come pensa lui...
- In effetti voi due siete quanto di più lontano dalla figa potesse capitarmi, cristo santo...
- Piuttosto, Lei è già qui?
- No, verrà con lui.
Così al porto li vedranno arrivare insieme.
- Scherzi?
- No, non scherzo mai quando parlo del Guercio.
- Questa storia non ha senso.
- Molte cose non hanno senso qui, e altre insensate lo acquistano di diritto.
- Lei dovrebbe essere sotto copertura, e invece scenderanno dalla nave come due star hollywoodiane... geniale.
- Non conosco copertura migliore del Guercio, a dire la verità.
Nessuno la toccherà una volta sbracati sull'isola.
- E allora che ci facciamo qui noi tre?
- Noi siamo qui per lui, veramente.
Perché è l'unico che conosceva bene il nostro uomo.
- Il morto?
- Il morto.
- E quindi?
- Quindi devo sempre spiegarti tutto...
- Lo sai, i morti non parlano più. E' che sono troppo presi a fare i morti.
- E lui cos'è, un medium?
- Qualcosa del genere.
- E ci aiuterà?
- Suppongo.
- E dopo che succederà?
- Perchè deve sempre succedere qualcosa dopo?


***

In piedi sul ponte della nave, due persone osservano il porto e la città avvicinarsi, lentamente, danzando nella luce dell'alba. Una bonaccia momentanea diretta verso terra accarezza dolcemente i neri capelli di lei. I contorni e i colori definiti, i muri bianchi e il campanile, il molo e le case. Ogni cosa è ora chiara e profonda...

- In queste prime ore del giorno il cielo sembra sempre vicinissimo al mare.
- E' vero. Sembra una conchiglia in procinto di schiudersi.
Loro sanno perché io sono qui?
- No, sanno solo che hai abbandonato il programma di copertura.
- Cosa succederà una volta sbarcati sull'isola?
- Li incontreremo. Io dirò loro quello che vogliono sapere, e poi ci lasceranno in pace.
- Ne sei sicuro? Gli dirai chi sono in realtà?
- Dus sa chi sei. Per questo ha lasciato che ti portassi via.
- Siete amici?
- No. Ma gli ho salvato la vita una volta.
- Hai salvato anche la mia.
Ora basta salvare vite.
Prima o poi qualcuno dovrà pur morire.
E' la Tragedia che lo impone.
- Allora non ci resta che aspettare l'ultimo atto, Giulietta.
- Si Romeo. In fondo, non potrebbe finire diversamente...
- Chi può dirlo.
- ll sole comincia a scaldare l'aria, finalmente.
- Sarà una bella giornata.
- Ne sono sicura.